Io non sono antimodernista o antiscientifico, ma di nuovo occorre trovare un equilibrio, cercare la Via di mezzo. C’è qualcosa in noi – il cuore, il sentimento dell’amore, l’intuito – che la scienza non prende in considerazione. Non vuole saperne dei sentimenti. Allora, vedi che questo lasciare che la voce del cuore ti parli nessuno lo fa più. Anzi, farlo è considerato un pò, insomma, da semplici.
Tu pensa, ci sono grandi scienziati, personaggi che scoprono cose incredibili. Ma non necessariamente perchè uno vince il Premio Nobel per la chimica è un maestro, è un risvegliato. Può anche essere un coglione.
L’uomo si illude di conoscere e certamente fa strada sulla via della conoscenza. Ma si rende conto che ogni volta che arriva al limite di ciò che è conosciuto, lo sconosciuto è immensamente più vasto di quello che lui conosce e che riuscirà mai a conoscere. Sarebbe bello allora accettare che c’è questo mistero, che c’è quello che non capirai mai, e abbracciarlo. Compreso il mistero della morte.
Perchè vedi, si muore dal momento che si nasce. Si è giovani e si pensa che la morte è degli altri. Ma se uno imparasse già da bambino che la morte è parte della vita, che tu puoi integrare la morte nella vita, allora la tua vita sarebbe più bella, perchè conterrebbe questo contrasto e questa dimensione. Mica devi morire! Campa fino a cent’anni, ma campa con la coscienza che la tua vita e la tua morte sono la stessa cosa.
Si deve guardare il mondo in un altro modo. Guardalo in un modo tuo, in un modo più sensibile. E’ lì, meraviglioso. Invece lo guardiamo tutti allo stesso modo e sempre di più lo guardiamo attraverso questi maledetti mezzi tecnologici. Non guardiamo più il mondo com’è e non lo guardiamo con i nostri occhi.
Saskia, tu sei una bella donna, madre e giovane. Fermati ogni tanto. Fermati e lasciati prendere dal sentimento di meraviglia davanti al mondo. Senti la pace davanti a queste montagne. Mettiti per un quarto d’ora lì a sentire il silenzio, a sentirlo. Ascolta il silenzio!
Chi lo fa? E’ tutto un rumore e il mondo passa. Passano milioni di formiche meravigliose, di farfalle, di fili d’erba, e non te ne sei accorta. Un treno che passa attraverso una galleria. E hai perso un’occasione, quella di diventare migliore, di arricchirti.
Ma lo senti che quello che dico è così banale, così semplice, eppure sembra una grande scoperta?
Quando la gente ha un problema, invece di fermarsi, invece di stare in silenzio ad ascoltare la voce del cuore, esce, va in mezzo alla folla, va al cinema, va a farsi una scopatina per rintronarsi, per dimenticare. Invece di fermarsi. Fino a che un giorno arriva… lo sgomento prima o poi arriva. E non sei pronto, non hai gli strumenti, non ti sei preparato. Allora quando hai un problema fermati, fermati. Ascoltalo e cerca di trovare la risposta dentro di te. Perchè c’è. Dentro di te c’è qualcosa che ti tiene insieme, che ti aiuta, c’è una vocina. Ascoltala. Questi la chiamano Dio, quelli la chiamano qualcos’altro, ma insomma c’è.
La regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. E’ più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è speranza. E’ difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta. L’altra cosa che io ripeto, e spero che tu la capisca, è di essere cosciente di quello che ti succede. Non prenderlo alla leggera. Bisogna essere all’erta e prendersi dei momenti da soli, di silenzio, di riflessione, di distacco. E guardare.
Non cercare mai di ripeterti. E vivi ora! Il passato è semplicemente un ricordo, non esiste. Sono le tue memorie che accumuli, riordini, falsifichi. Ora invece non falsifichi niente. Quello che ti aspetti dal futuro è una scatola piena di illusioni, vuota. Chi ti dice che si riempirà? La vita avviene in questo momento ed è in questo momento che uno deve saperne godere.
La vita è piena d'infinite assurdità, le quali sfacciatamente non hanno neppure bisogno di parer verosimili, perchè sono vere.
giovedì 1 dicembre 2011
No vabbè... la tenerezza!!
1. L’amore è quando esci a mangiare e dai un sacco di patatine fritte a qualcuno senza volere che l’altro le dia a te. (Gianluca, 6 anni)
2. Quando nonna aveva l’artrite e non poteva mettersi più lo smalto, nonno lo faceva per lei anche se aveva l’artrite pure lui. (Rebecca, 8 anni)
3. L’amore è quando la ragazza si mette il profumo, il ragazzo il dopobarba, poi escono insieme per annusarsi. (Martina, 5 anni)
4. L’amore è la prima cosa che si sente, prima che arrivi la cattiveria. (Carlo, 5 anni)
5. L’amore è quando qualcuno ti fa del male e tu sei molto arrabbiato, ma non strilli per non farlo piangere. (Susanna, 5 anni)
6. L’amore è quella cosa che ci fa sorridere quando siamo stanchi. (Tommaso, 4 anni)
7. L’amore è quando mamma fa il caffè per papà e lo assaggia prima per assicurarsi che sia buono. (Daniele, 7 anni)
8. L’amore è quando mamma dà a papà il pezzo più buono del pollo. (Elena, 5 anni)
9. L’amore è quando il mio cane mi lecca la faccia, anche se l’ho lasciato solo tutta la giornata. (Anna Maria, 4 anni)
10. Non bisogna mai dire "Ti amo" se non è vero. Ma se è vero bisogna dirlo tante volte. Le persone si dimenticano di tutto. (Jessica, 8 anni)
mercoledì 7 settembre 2011
Ole su ordinaria violenza a persone e cose
Gli allievi P. T. F. C. G. e N. sono stati sorpresi a utilizzare il loro compagno D. come ariete per sfondare la porta dell’aula.
L. appicca fuoco alle gambe del compagno.
L’alunno S. durante l’ora di mensa ustiona gravemente il compagno L. con una forchetta arroventata.
M. in preda a una crisi isterica rovescia il cestino della spazzatura sopra una sua compagna.
L’alunno M. tenta di accecare S. con la corda della veneziana dopo aver constatato che la resistenza del cavo non è tale da consentire l’impiccagione del compagno.
L. appicca fuoco alle gambe del compagno.
L’alunno S. durante l’ora di mensa ustiona gravemente il compagno L. con una forchetta arroventata.
M. in preda a una crisi isterica rovescia il cestino della spazzatura sopra una sua compagna.
L’alunno M. tenta di accecare S. con la corda della veneziana dopo aver constatato che la resistenza del cavo non è tale da consentire l’impiccagione del compagno.
L’alunno E. e l’alunno M. chiedono al compagno B. se il suo libro sappia volare. Alla risposta scherzosamente affermativa di quest’ultimo scagliano lo stampato giù dalla finestra che dà sulla strada. Dopo un volo di circa 5 metri, il libro si schianta contro un’auto parcheggiata e ne attiva la sirena dell’antifurto. Purtroppo per loro l’auto è del preside, dal quale li ho appena mandati a colloquio.
T. ha sputato sulla mia auto.
Dopo il suono della campanella, che segnala l’inizio della ricreazione, l’alunno D. per manifestare la sua gioia sbatte ripetutamente la sedia sul banco.
Un oggetto volante non identificato proveniente da non si sa dove e lanciato da non si sa chi colpisce in fronte A.
L’alunno I. è pericoloso per l’incolumità, anche fisica, della classe.
L’alunno M. dorme in classe con disprezzo. Quando viene svegliato, rovescia i banchi ed esce dall’aula.
C. entra in classe 20 minuti dopo l’inizio della lezione, si rotola sul pavimento, versa il tè sul libro del compagno, si lascia andare a turpiloqui e tenta di sedurre la docente.
lunedì 22 agosto 2011
sabato 20 agosto 2011
Ole a sfondo parareligioso
C. corre per i corridoi urlando: "Dio mi insegue".
P. si butta per terra e comincia a recitare l’Ave Maria al contrario battendo piedi e mani.
L’alunno S. maledice me e la "inutile bastarda lingua che insegno".
Lo studente S. colpisce ripetutamente con il quaderno ad anelli E. alla testa, sostenendo che deve esorcizzarlo.
Gli alunni G. C. M. e A. giocano a poker in classe durante la lezione di fisica. Il sottoscritto se ne accorge quando C. lancia una bestemmia per festeggiare un full.
L’alunno D. dopo essersi totalmente scordato che nel giorno 25 ottobre era prevista una verifica di traduzione latina, alle ore 8,25 mentre i compagni svolgono regolarmente il compito apre la porta dell’aula, la richiude violentemente dopo una sonora bestemmia e credendo di non essere stato scorto dalla sottoscritta si allontana dall’edificio.
L’alunno M. incita i compagni a una crociata contro gli "infedeli" della classe accanto. Alle mie richieste di smetterla, mi risponde: "Dio lo vuole".
martedì 16 agosto 2011
"La filosofia in 32 favole", Ermanno Bencivenga
C’era una volta domani. Adesso nn c’è più. C’è un altro giorno che chiamano domani, ma domani nn c’è più. Domani è diventato ieri, o l’anno scorso, e così diventando nn è più lo stesso. E’ un pò come un bravo bambino che diventa un ladro polli: nn è più lui, ormai è un altro.
Domani era una bella giornata di sole. Ci si alzava presto al mattino e ci si sentiva pieni di energia. Si correva fuori, si facevano quattro salti nel prato, poi dentro ancora per una bella doccia e una buona colazione. Davanti al caffelatte fumante si parlava dei programmi della giornata: c’erano spese da fare dopo la scuola, amici da vedere e la sera una partita molto importante per televisione. Alla nostra squadra bastava pareggiare per andare in finale, così gli altri dovevano attaccare e attaccando si sarebbero scoperti..
Io ero affezionato a domani. Ogni tanto un giorno così ci vuole: mi mette di buon umore e il sorriso ti rimane dentro a lungo, come una fiamma che ci mette un pò a spegnersi. Adesso domani nn c’è più: è diventato ieri, o l’anno scorso. E nn è più lo stesso: quando domani è diventato ieri pioveva e nn si poteva andare fuori e nessuno aveva voglia di parlare e la nosta squadra ha perso 5 a zero. Gli altri dovevano attaccare e l’hanno fatto. Adesso c’è un altro giorno che chiamano domani, e qualcuno dice che questo giorno c’è il sole e si può andare fuori e la partita la vinciamo. E forse è vero, ma me nn interessa; anzi, nn so perchè lo chiamiamo domani. Domani nn c’è più: è diventato ieri, o l’anno scorso.
domenica 14 agosto 2011
Ole a sfondo animale
P. urla continuamente come le scimmie del Burundi.
La classe miagola insistentemente.
Z. urla in maniera animalesca alla mia affermazione che la letteratura greca può essere attuale.
L’alunno C. emette suoni non riconducibili al genere umano.
V. e C. liberano nei corridoi della scuola 64 rane.
L’alunno P. ha ammazzato una mosca con il foglio del compito in classe. In seguito a questo evento l’intera classe si è alzata in piedi e ha improvvisato una processione per rendere omaggio all’insetto ucciso. Al mio ordine di tornare immediatamente ai loro posti, mi è stato obiettato di non avere sensibilità nei confronti dei morti.
Gli alunni della IIIA si rifiutano di svolgere il tema nell’aula di competenza, in quanto nella notte un gatto è morto sotto la finestra e ora puzza.
La classe miagola insistentemente.
Z. urla in maniera animalesca alla mia affermazione che la letteratura greca può essere attuale.
L’alunno C. emette suoni non riconducibili al genere umano.
V. e C. liberano nei corridoi della scuola 64 rane.
L’alunno P. ha ammazzato una mosca con il foglio del compito in classe. In seguito a questo evento l’intera classe si è alzata in piedi e ha improvvisato una processione per rendere omaggio all’insetto ucciso. Al mio ordine di tornare immediatamente ai loro posti, mi è stato obiettato di non avere sensibilità nei confronti dei morti.
Gli alunni della IIIA si rifiutano di svolgere il tema nell’aula di competenza, in quanto nella notte un gatto è morto sotto la finestra e ora puzza.
Una specie di 8 Marzo :)
Ma come fanno le donne ad essere così fragili eppure così forti? Di quanti strati è composta la loro personalità? Quale segreto nascondono nel fondo dell’anima? Lo sanno loro, almeno… lo sanno?
Io credo di no, altrimenti non si porterebbero dietro quel sottile disagio esistenziale, quell’impalpabile senso di inadeguatezza che le rende così misteriose e vulerabili, così sensibili e complicate, così imprevedibili. Vivi con un uomo per qualche giorno e lo conosci per tutta la vita. Una donna, invece, puoi passarci una vita e un giorno ti sorprenderà, e forse sorprenderà anche se stessa.
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